Sardegna, tutela del territorio e Patria

I telegiornali sono giustamente pieni in questi giorni di scene strazianti provenienti dalla Sardegna. Una terra bellissima, un mare spettacolare, un entroterra tra i più suggestivi, un popolo fiero.

Difficile trovare, e dico nel mondo intero, un insieme di caratteri così particolari, anzi unici. Vedere ora quel territorio devastato, fa male al cuore. Il popolo sardo saprà risollevarsi, ne sono certo, ma non deve essere lasciato solo. Dobbiamo tutti, in quanto italiani, sentirci feriti. Si accertino le responsabilità, ma al contempo si guardi avanti, a tutti i livelli di governo con una dedizione che non si limiti a definire le competenze, cercando di mandare il cerino acceso nel campo altrui.

Ecco, se nel mondo globalizzato e percorso da fenomeni transnazionali, ha ancora un senso parlare di Patria, uno dei suoi principali aspetti deve consistere nell’attaccamento e nella difesa del territorio. Perché è vero che molti nostri siti sono patrimonio dell’umanità e cari ai turisti di tutto il mondo, ma altro è il paesaggio per il popolo che lo abita: esso esprime la cultura di chi ci vive, il territorio dei padri. L’amore patrio si riversi su questi territori e li preservi innanzitutto come un segno di identità nazionale. C’è proprio bisogno di scomodare il concetto di Patria? Io credo di sì, perché occorre trovare un collante forte che ci unisca e non immiserisca tutto in un riparto di competenze o nello show mediatico della tragedia. Se non saremo capaci di farlo, avremo tradito il lascito dei nostri padri e non saremo degni di rispetto agli occhi del mondo intero. E ricordiamo il detto dei nativi americani: non abbiamo ricevuto il territorio in cui viviamo in dono dai nostri padri, ma in prestito dai nostri figli. È a loro che dobbiamo restituirlo.

 

 

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