Costi della politica, strumenti immediati

L’iniziativa dei Presidenti di Camera e Senato di ridurre in percentuale significativa le proprie indennità è un segnale importante. Occorre darne atto ed evitare che un’insoddisfazione crescente e generica nei confronti della classe politica giunga al paradosso di non discernere tra comportamenti virtuosi e no. Certo, siamo ancora alla decisione singola ed esemplare, che oltretutto mette in evidenza la resistenza del sistema, se è vero che esistono nell’ordinamento ostacoli alla volontà del singolo di rinunciare ad alcune prestazioni o a determinati privilegi. Così come lodevole è la scelta di non utilizzare alloggi di servizio e di dimezzare la scorta. I costi della politica sono stati un argomento portante della campagna elettorale ed ora sono obiettivo ineludibile dell’azione politica stessa, anche perché tutti i partiti o movimenti si sono detti d’accordo nel procedere in questo senso.


Dunque la positiva convergenza va sfruttata. Il problema è consolidare tali iniziative ed estenderle. Così la legislatura avrà comunque un risultato positivo. Per riuscirvi è necessario trovare un metodo, da un lato, e il giusto strumento, dall’altro.

Quanto al metodo, occorre tornare all’essenza del funzionario onorario. È tale il funzionario che presta il servizio nelle istituzioni non come esercizio di attività professionale, finalizzata alla produzione di un reddito per il funzionario stesso, ma come servizio svolto nell’interesse pubblico. A fronte di tale impegno sono corrisposte al funzionario onorario indennità finalizzate a tenerlo indenne dalle spese. Non dunque uno stipendio vero e proprio. Nel tempo questa iniziale caratteristica dei titolari di cariche pubbliche, specie elettive, si è andata perdendo. Si parla ancora d’indennità, ma la loro funzione è stata sempre più assimilata a quella dello stipendio, cui conseguono prestazioni previdenziali, trattamenti di fine rapporto, pensione. Il confine tra funzionario onorario e funzionario burocratico è divenuto evanescente. Occorre tornare allo spirito originario. I rappresentanti politici svolgono un servizio, per il quale devono essere essenzialmente sollevati dalle spese e ricevere quanto basta all’esercizio decoroso delle funzioni.

Oggi abbiamo dati concreti. Il Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, ha di fatto limitato l’indennità a novemila euro netti mensili. Il trattamento economico di un ministro è inferiore di circa il venti per cento. Si potrebbe iniziare con il vietare il cumulo di queste indennità con altri emolumenti pubblici di qualunque specie.

Partendo da questi dati, le indennità degli altri funzionari onorari dovrebbero essere ancora inferiori, per una razionale proporzione che tenga conto di funzioni e responsabilità. Per gli enti di minori dimensioni (Regioni, Province, Comuni e loro Consorzi) le indennità dovrebbero essere ancora ridotte rispetto a quelle dello Stato, e così via. Certo potrebbero esserci modalità migliori di determinazione dell’ammontare. Ma partire da dati già esistenti facilita l’obiettivo.

Quanto al trattamento previdenziale, occorre semplicemente evitare che lo svolgimento dell’attività pubblica si traduca nell’interruzione del rapporto in corso al momento dell’elezione. Se non vi è già un rapporto in corso, occorre prevedere la costituzione di una posizione all’INPS, come per molte altre ipotesi.

Gli alloggi di servizio, poi, non sono più giustificati, a meno che non si tratti di personale soggetto a provvedimenti di trasferimento obbligatorio per ragioni di servizio, come i militari.

Le scorte vanno assolutamente ridotte a casi eccezionali, con un radicale ribaltamento dell’attuale tendenza che le attribuisce in ragione del ruolo ricoperto nel presente o nel passato o di un pericolo presunto. La semplice riduzione del numero dei componenti la scorta non sempre è realizzabile, a causa dei turni di avvicendamento degli addetti, turni che implicano la moltiplicazione di quel numero almeno per tre. Ciò che va drasticamente ridotto è il numero di personalità, e non solo politiche, cui la scorta è concessa. In nessun caso le ragioni di sicurezza devono essere invocate per assicurare voli di Stato o macchine di servizio. Troppi sono stati e sono gli abusi in questo campo.

Quanto allo strumento, in attesa che il nuovo auspicabile assetto si traduca in leggi o regolamenti parlamentari, occorre puntare con decisione ad accordi politici e alle conseguenti scelte volontarie del singolo esponente politico. Per così dire, uno strumento di soft law. Del resto, le leggi statali, anche ad immaginarne un rapido passaggio parlamentare,non vincolerebbero le regioni, che dovrebbero approvare leggi regionali, si può scommettere con varietà di modelli. Non è possibile attendere un così lungo lasso di tempo. Meglio utilizzare la circostanza che le forze politiche uscite dalla competizione elettorale sono tutte d’accordo sull’obiettivo: si accordino, dunque, trasparentemente e prendano un impegno davanti agli italiani di far rispettare dai propri iscritti, ai vari livelli di governo, i nuovi limiti. Si rendano, inoltre, pubbliche, per consentirne il controllo di reale consistenza, le disposizioni che impediscono rinunce individuali a trattamenti migliori. Anche qui possono annidarsi abusi. Il corpo elettorale valuterà chi si sottrae a un simile impegno o non lo rispetta.

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